LA DELIBERA ASSEMBLEARE CHE APPROVA IL RENDICONTO PUO’ ESSERE IMPUGNATA (ANNULLABILE) PER QUESTIONI DI LEGITTIMITA’ E NON DI MERITO - Cassazione civile  sez. II   04 marzo 2011   n. 5254.

Per il disposto degli artt. 1135 e 1137 c.c., la deliberazione dell'assemblea condominiale che approva il rendiconto annuale dell'amministratore può essere impugnata dai condomini assenti e dissenzienti nel termine stabilito dall'art. 1137 c.c., comma 3 non per ragioni di merito, ma solo per ragioni di mera legittimità, restando esclusa una diversa forma di invalidazione ex art. 1418 c.c., non essendo consentito al singolo condomino rimettere in discussione i provvedimenti adottati dalla maggioranza se non nella forma dell'impugnazione della delibera, da considerarsi, perciò, annullabile.

estratto della sentenza citata


 

I

Con atto di citazione ritualmente notificato P.G. conveniva in giudizio dinanzi al Tribunale di Roma il condominio di via (OMISSIS) chiedendo dichiararsi la nullità delle delibere di cui alle assembleecondominiali deL 12 dicembre 1995, del 5 febbraio 1996, del 1 ottobre 1996 e del 10 dicembre 1996 (in quanto celebratesi senza la convocazione di alcuni condomini e con l'ammissione di persone estranee al condominio) nonchè l'annullabilità delle delibere dell'assemblea del 10 dicembre 1996 relative all'approvazione del rendiconto 1996 e alla nomina dell'amministratore.

Nella costituzione del convenuto condominio, il tribunale adito, con sentenza depositata il 20 maggio 2000, rigettava tutte le domande proposte nell'interesse del P.G..

II

A seguito di appello ritualmente interposto dallo stesso P. G. avverso la suddetta sentenza di primo grado, la Corte di appello di Roma, con sentenza n. 5257 del 2004 (depositata il 10 dicembre 2004) rigettava il gravame e condannava l'appellante al pagamento delle spese del grado.

III

Avverso la suddetta sentenza di appello ha proposto ricorso per cassazione il P.G., articolato in sette motivi, avverso il quale, costituendosi in questa fase, ha proposto controricorso l'intimato condominio. Rilevandosi la sussistenza delle condizioni previste dal previgente art. 375 c.p.c., il ricorso veniva avviato per la sua definizione nelle forme del procedimento camerale, con acquisizione del parere del P.M. e la fissazione dell'adunanza in camera di consiglio per l'11 gennaio 2011, in ordine alla quale si provvedeva ritualmente agli adempimenti prescritti dall'art. 377 c.p.c..

Primo motivo (…).

Secondo motivo (…).

Terzo motivo (…).

Quarto motivo (sempre formulato ai sensi dell'art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5) il ricorrente ha assunto l'omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia, in uno alla violazione e/o falsa applicazione dell'art. 2697 c.c., artt. 112, 113, 115, 116 e 132 c.p.c., in relazione alla supposta erroneità della valutazione compiuta dalla Corte di appello sulla spettanza dell'onere in capo allo stesso P. della prova relativa all'individuazione dei condomini che non avevano ricevuto rituale comunicazione dell'avviso di convocazione delle assemblee condominiali alle quali si riferiva l'azione esperita.

4.1. Anche questo motivo è destituito di fondamento. Infatti, pur essendo esatto (secondo la giurisprudenza di questa Corte: v. Cass. 19 novembre 1992, n. 12379; Cass. 25 marzo 1999, n. 2837, e, da ultimo, Cass. 13 novembre 2009, n. 24132) il dedotto assunto secondo il quale - qualora il condomino agisca per far valere l'invalidità di una delibera assembleare - incombe sul condomino convenuto l'onere di provare che tutti i condomini siano stati tempestivamente avvisati della convocazione (quale presupposto per la regolare costituzione dell'assemblea), la violazione della regola di ripartizione dell'onere probatorio non si profila idonea a condurre, nella specie, ad alcun risultato utile per il ricorrente, posto che l'esame della doglianza già dedotta in sede di merito doveva considerarsi (come correttamente rilevato dalla Corte territoriale) comunque precluso e, quindi, superato dall'intervenuta decadenza dal diritto di impugnazione delle delibere assembleari da qualificarsi come meramente annullabili e non nulle (come già precedentemente evidenziato).

Quinto motivo (…).

Sesto motivo - anch'esso riferito all'art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5 - il ricorrente ha denunciato l'omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia, congiuntamente alla violazione e/o falsa applicazione dell'art. 1135 c.c., nn. 2 e 3, art. 1137 c.c., comma 2, e degli artt. 112, 113 e 132 c.p.c., lamentando la mancata censura nella sentenza impugnata in ordine all'approvazione del consuntivo prima della scadenza dell'anno di gestione, avvenuta all'assemblea del 10 dicembre 1996.

Il motivo è inammissibile perchè - così come prospettato - non rispetta i richiamati principi di autosufficienza e di specificità non risultando specificato a quale consuntivo il P. intendesse riferirsi e relativamente a quale esatto periodo esso era stato approvato. Deve, peraltro, rilevarsi, in ogni caso, l'infondatezza del motivo stesso, poichè (v., sul punto, Cass. 20 aprile 1994, n. 3747), per il disposto degli artt. 1135 e 1137 c.c., la deliberazione dell'assemblea condominiale che approva il rendiconto annuale dell'amministratore può essere impugnata dai condomini assenti e dissenzienti nel termine stabilito dall'art. 1137 c.c., comma 3 non per ragioni di merito, ma solo per ragioni di mera legittimità, restando esclusa una diversa forma di invalidazione ex art. 1418 c.c., non essendo consentito al singolo condomino rimettere in discussione i provvedimenti adottati dalla maggioranza se non nella forma dell'impugnazione della delibera, da considerarsi, perciò, annullabile e dal cui diritto di impugnazione il ricorrente doveva, come accertato dalla Corte territoriale, considerarsi decaduto.

Settimo ed ultimo motivo (…).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio.

Depositato in Cancelleria il 4 marzo 2011


 

 


 
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